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lunedì 24 ottobre 2011
Lezione e lectio
Per iniziare il testo completo di un grande autore russo, Pavel Aleksandrovic Florenskij, sul significato di una vera lezione, dell'opera d'arte chiamata lezione.
L’Osservatore
Romano
25 marzo 2010
Un inedito sull'educazione
La
lezione
di una lunga passeggiata
Nel 1910 giovane docente
dell'Accademia teologica di Mosca, Florenskij iniziò un corso di lezioni sulla
storia della filosofia. Quando le diede alle stampe, nel 1917, vi premise una
breve introduzione metodologica, dove, esponendo la sua originale didattica,
metteva in gioco i principi fondamentali del suo modo di concepire
l'insegnamento. Queste brevi pagine, spesso citate ma fino a oggi inedite in
italiano, saranno pubblicate nel prossimo numero della rivista "La Nuova
Europa" che quest'anno compie cinquant'anni di attività, nell'articolo
"Lezione e lectio", che riportiamo integralmente.
di Pavel Florenskij
Benché pòiema significhi
esattamente "creazione", dovremmo rimanere giustamente perplessi se
ci si mettesse a chiamare indifferentemente "poema" qualsiasi
creazione. Ma c'è un genere particolare di opera letteraria che ha perso
qualsiasi specificazione, al punto che la sua natura finisce per identificarsi
col significato etimologico del suo nome. Si tratta appunto della lezione.
Giustamente lectio significa lettura.
Ma attaccandosi a questo
appiglio linguistico, capita spesso che si applichi il nome "lezione"
a qualsivoglia opera letteraria, dissertazione scientifica, articolo di rivista
o appendice di giornale, purché venga letta (o pronunciata) davanti a un
pubblico; così facendo non si tiene però conto del fatto che, sebbene il nome
lezione derivi da lectio, le due cose non sono affatto uguali. Sono
concetti subordinati: da un lato non necessariamente una lectio
è una lezione, e dall'altro non necessariamente una lezione
dev'essere letta davanti a degli uditori, ossia essere una lectio,
perché le lezioni possono venire alla luce anche direttamente in forma
stampata.
Potrà sembrare che siano ragionamenti eccessivamente scolastici e che si tratti soltanto di una disquisizione sui termini. Sì; ma per colpa dell'imprecisione nell'uso delle parole, finisce che il genere stesso delle opere letterarie cui si può legittimamente attribuire il nome di "lezione" perde la sua fisionomia specifica; un nome nebuloso impedisce di riconoscere distintamente le prerogative che si richiedono a una lezione dal punto di vista della forma, e la lezione, senza che l'autore se ne renda conto, finisce per confondersi con altri generi letterari.
Potrà sembrare che siano ragionamenti eccessivamente scolastici e che si tratti soltanto di una disquisizione sui termini. Sì; ma per colpa dell'imprecisione nell'uso delle parole, finisce che il genere stesso delle opere letterarie cui si può legittimamente attribuire il nome di "lezione" perde la sua fisionomia specifica; un nome nebuloso impedisce di riconoscere distintamente le prerogative che si richiedono a una lezione dal punto di vista della forma, e la lezione, senza che l'autore se ne renda conto, finisce per confondersi con altri generi letterari.
All'atto di dare alle stampe
una serie di saggi - un ciclo di lezioni che aveva lo scopo di esaminare lo
snodo del pensiero antico in cui la filosofia greca si salda organicamente con la
religione greca, all'epoca del Rinascimento ellenistico del vi secolo -
l'autore ritiene necessario indicare alcune caratteristiche, che definiscono la
natura della lezione in quanto tale. E dunque, cos'è una lezione? È
innanzitutto un genere particolare di opera letteraria di carattere didattico,
ossia scolastico (non scientifico). E tuttavia un libro di testo, ancorché lo
si legga dalla cattedra, non diventerà mai per questo una lezione né un corso
di lezioni.
Il rapporto che c'è tra il
libro di testo e il corso di lezioni è paragonabile al rapporto che c'è tra il
meccanismo e l'organismo. I primi termini di questa proporzione (libro di
testo, meccanismo) sono costruiti secondo un piano prestabilito, studiato fin
nei minimi particolari ed esterno rispetto al materiale che realizza questo
piano e quindi assolvono il loro compito proprio alla perfezione ("con la
precisione di un meccanismo") anche se, a dire il vero, entro un cerchio
già stabilito e con un diametro infinitesimale.
I secondi termini della
proporzione (lezione, organismo) invece, si caratterizzano per la naturalezza e
la libertà della costruzione, e proprio in forza di questo hanno un
funzionamento multiforme, imprecisabile a priori; in compenso, però, non
arrivano alla precisione assoluta nelle proprie azioni ("l'uomo vivo non è
una macchina"); la loro crescita è un atto di creazione che si manifesta
in ogni dettaglio della loro struttura, mentre il libro di testo e il
meccanismo, a essere precisi, non crescono nemmeno ma semplicemente vengono
messi insieme, costruiti con parti preconfezionate.
Al contrario, pur attenendosi
rigidamente alla direzione generale, alla corrente generale, a un generale
progetto di pensiero, in un corso di lezioni, la lezione non procede in linea
retta, totalmente rinchiusa in una formula razionale ma, come l'essere vivente,
sviluppa i propri organi, rispondendo ogni volta alle esigenze che si
manifestano in corso d'opera. In tal senso non sarebbe fuori luogo definire la
lezione ideale una sorta di colloquio, di conversazione tra persone
spiritualmente prossime. La lezione non è un tragitto su un tram che ti
trascina avanti inesorabilmente su binari fissi e ti porta alla meta per la via
più breve, ma è una passeggiata a piedi, una gita, sia pure con un punto finale
ben preciso, o meglio, su un cammino che ha una direzione generale ben precisa,
senza avere l'unica esigenza dichiarata di arrivare fin lì, e di farlo per una
strada precisa. Per chi passeggia è importante camminare e non solo arrivare;
chi passeggia procede tranquillo senza affrettare il passo.
Se gli interessa una pietra,
un albero o una farfalla, si ferma per guardarli più da vicino, con più
attenzione. A volte si guarda indietro ammirando il
paesaggio oppure (capita anche questo!) ritorna sui
suoi passi, ricordando di non aver osservato per bene qualcosa di
istruttivo. I sentieri secondari, persino l'assenza di strade nel fitto del
bosco lo attirano col loro romantico mistero. In una parola, passeggia per
respirare un po' di aria pura e darsi alla contemplazione, e non per
raggiungere più in fretta possibile la fine stabilita del viaggio, trafelato e
coperto di polvere. Allo stesso modo, l'essenza della lezione è la vita
scientifica in senso proprio, è riflettere insieme agli uditori sugli oggetti
della scienza, e non consiste nel tirar fuori dai depositi di un'erudizione
astratta delle conclusioni già pronte, in formule stereotipate.
La lezione è iniziare gli
ascoltatori al processo del lavoro scientifico, è
introdurli alla creazione scientifica, è un modo per
insegnare attraverso l'evidenza e addirittura sperimentalmente un metodo
di lavoro; non è la semplice trasmissione delle "verità" della
scienza nella sua fase "attuale", "contemporanea".
Infatti che cos'è, in questo
senso, la "verità" scientifica? Non è forse come il vento che non
posa mai? Non è come l'onda che scivola via nell'instancabile risacca? Non è un
processo inarrestabile? In una parola, non è un'energia viva, l'energèia,
in contrapposizione alla cosa sclerotizzata, l'èrgon? Ma a parte questo,
se la questione si riducesse esclusivamente alla trasmissione di
"verità" già confezionate, la lezione diventerebbe assurda e priva di
scopo.
Il libro di testo è sempre
l'esito di un lavoro più ponderato della lezione; il libro di testo realizza questo
compito infinitamente meglio di qualsiasi lezione. D'altra parte, leggere un
libro di testo, anche il più brillante, a un intero uditorio in grado di
leggere è un esercizio decisamente inutile dopo l'invenzione di Gutenberg.
Sarebbe come se una cucitrice, messa da parte la macchina Singer, volesse cucire
con una spina di pesce.
Ma se l'essenza della lezione
è effettivamente tale, ne deriva un certo numero di segni particolari che
differenziano fortemente la lezione da altri generi di opera letteraria.
Innanzitutto, ha interesse per le minuzie, i particolari, i dettagli, le
caratteristiche più infinitesimali che delineano il fenomeno studiato nella sua
viva individualità e non solo "in generale", schematicamente.
Sia l'oratore che l'ascoltatore si sentono nella situazione di un uomo che non
è assolutamente obbligato a galoppare sui cavalli di posta, ma ha il diritto
di perdere un po' di tempo con il
sassolino o il filo d'erba che, fuori programma, hanno
attirato il suo interesse.
domenica 23 ottobre 2011
Benvenuti!!!!!
Ecco le prime prove di questo blog dove potrete trovare, miei cari studenti, materiali di approfondimento delle lezioni, spunti di diverso genere e tanto altro.
Potrete poi suggerire voi stessi le più svariate tematiche e ciò che più vi aggrada.
Con l'augurio che questo piccolo esperimento possa aiutarvi e esservi gradito...
Buon Anno Scolastico
P.S. Per poter essere ammessi come amministratori dovete iscrivervi al blog tra i lettori ed io, poi, vi renderò abilitati ad inserire non solo commenti ma anche post indipendenti...
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