Per iniziare il testo completo di un grande autore russo, Pavel Aleksandrovic Florenskij, sul significato di una vera lezione, dell'opera d'arte chiamata lezione.
L’Osservatore
Romano
25 marzo 2010
Un inedito sull'educazione
La
lezione
di una lunga passeggiata
Nel 1910 giovane docente
dell'Accademia teologica di Mosca, Florenskij iniziò un corso di lezioni sulla
storia della filosofia. Quando le diede alle stampe, nel 1917, vi premise una
breve introduzione metodologica, dove, esponendo la sua originale didattica,
metteva in gioco i principi fondamentali del suo modo di concepire
l'insegnamento. Queste brevi pagine, spesso citate ma fino a oggi inedite in
italiano, saranno pubblicate nel prossimo numero della rivista "La Nuova
Europa" che quest'anno compie cinquant'anni di attività, nell'articolo
"Lezione e lectio", che riportiamo integralmente.
di Pavel Florenskij
Benché pòiema significhi
esattamente "creazione", dovremmo rimanere giustamente perplessi se
ci si mettesse a chiamare indifferentemente "poema" qualsiasi
creazione. Ma c'è un genere particolare di opera letteraria che ha perso
qualsiasi specificazione, al punto che la sua natura finisce per identificarsi
col significato etimologico del suo nome. Si tratta appunto della lezione.
Giustamente lectio significa lettura.
Ma attaccandosi a questo
appiglio linguistico, capita spesso che si applichi il nome "lezione"
a qualsivoglia opera letteraria, dissertazione scientifica, articolo di rivista
o appendice di giornale, purché venga letta (o pronunciata) davanti a un
pubblico; così facendo non si tiene però conto del fatto che, sebbene il nome
lezione derivi da lectio, le due cose non sono affatto uguali. Sono
concetti subordinati: da un lato non necessariamente una lectio
è una lezione, e dall'altro non necessariamente una lezione
dev'essere letta davanti a degli uditori, ossia essere una lectio,
perché le lezioni possono venire alla luce anche direttamente in forma
stampata.
Potrà sembrare che siano ragionamenti eccessivamente scolastici e che si tratti soltanto di una disquisizione sui termini. Sì; ma per colpa dell'imprecisione nell'uso delle parole, finisce che il genere stesso delle opere letterarie cui si può legittimamente attribuire il nome di "lezione" perde la sua fisionomia specifica; un nome nebuloso impedisce di riconoscere distintamente le prerogative che si richiedono a una lezione dal punto di vista della forma, e la lezione, senza che l'autore se ne renda conto, finisce per confondersi con altri generi letterari.
Potrà sembrare che siano ragionamenti eccessivamente scolastici e che si tratti soltanto di una disquisizione sui termini. Sì; ma per colpa dell'imprecisione nell'uso delle parole, finisce che il genere stesso delle opere letterarie cui si può legittimamente attribuire il nome di "lezione" perde la sua fisionomia specifica; un nome nebuloso impedisce di riconoscere distintamente le prerogative che si richiedono a una lezione dal punto di vista della forma, e la lezione, senza che l'autore se ne renda conto, finisce per confondersi con altri generi letterari.
All'atto di dare alle stampe
una serie di saggi - un ciclo di lezioni che aveva lo scopo di esaminare lo
snodo del pensiero antico in cui la filosofia greca si salda organicamente con la
religione greca, all'epoca del Rinascimento ellenistico del vi secolo -
l'autore ritiene necessario indicare alcune caratteristiche, che definiscono la
natura della lezione in quanto tale. E dunque, cos'è una lezione? È
innanzitutto un genere particolare di opera letteraria di carattere didattico,
ossia scolastico (non scientifico). E tuttavia un libro di testo, ancorché lo
si legga dalla cattedra, non diventerà mai per questo una lezione né un corso
di lezioni.
Il rapporto che c'è tra il
libro di testo e il corso di lezioni è paragonabile al rapporto che c'è tra il
meccanismo e l'organismo. I primi termini di questa proporzione (libro di
testo, meccanismo) sono costruiti secondo un piano prestabilito, studiato fin
nei minimi particolari ed esterno rispetto al materiale che realizza questo
piano e quindi assolvono il loro compito proprio alla perfezione ("con la
precisione di un meccanismo") anche se, a dire il vero, entro un cerchio
già stabilito e con un diametro infinitesimale.
I secondi termini della
proporzione (lezione, organismo) invece, si caratterizzano per la naturalezza e
la libertà della costruzione, e proprio in forza di questo hanno un
funzionamento multiforme, imprecisabile a priori; in compenso, però, non
arrivano alla precisione assoluta nelle proprie azioni ("l'uomo vivo non è
una macchina"); la loro crescita è un atto di creazione che si manifesta
in ogni dettaglio della loro struttura, mentre il libro di testo e il
meccanismo, a essere precisi, non crescono nemmeno ma semplicemente vengono
messi insieme, costruiti con parti preconfezionate.
Al contrario, pur attenendosi
rigidamente alla direzione generale, alla corrente generale, a un generale
progetto di pensiero, in un corso di lezioni, la lezione non procede in linea
retta, totalmente rinchiusa in una formula razionale ma, come l'essere vivente,
sviluppa i propri organi, rispondendo ogni volta alle esigenze che si
manifestano in corso d'opera. In tal senso non sarebbe fuori luogo definire la
lezione ideale una sorta di colloquio, di conversazione tra persone
spiritualmente prossime. La lezione non è un tragitto su un tram che ti
trascina avanti inesorabilmente su binari fissi e ti porta alla meta per la via
più breve, ma è una passeggiata a piedi, una gita, sia pure con un punto finale
ben preciso, o meglio, su un cammino che ha una direzione generale ben precisa,
senza avere l'unica esigenza dichiarata di arrivare fin lì, e di farlo per una
strada precisa. Per chi passeggia è importante camminare e non solo arrivare;
chi passeggia procede tranquillo senza affrettare il passo.
Se gli interessa una pietra,
un albero o una farfalla, si ferma per guardarli più da vicino, con più
attenzione. A volte si guarda indietro ammirando il
paesaggio oppure (capita anche questo!) ritorna sui
suoi passi, ricordando di non aver osservato per bene qualcosa di
istruttivo. I sentieri secondari, persino l'assenza di strade nel fitto del
bosco lo attirano col loro romantico mistero. In una parola, passeggia per
respirare un po' di aria pura e darsi alla contemplazione, e non per
raggiungere più in fretta possibile la fine stabilita del viaggio, trafelato e
coperto di polvere. Allo stesso modo, l'essenza della lezione è la vita
scientifica in senso proprio, è riflettere insieme agli uditori sugli oggetti
della scienza, e non consiste nel tirar fuori dai depositi di un'erudizione
astratta delle conclusioni già pronte, in formule stereotipate.
La lezione è iniziare gli
ascoltatori al processo del lavoro scientifico, è
introdurli alla creazione scientifica, è un modo per
insegnare attraverso l'evidenza e addirittura sperimentalmente un metodo
di lavoro; non è la semplice trasmissione delle "verità" della
scienza nella sua fase "attuale", "contemporanea".
Infatti che cos'è, in questo
senso, la "verità" scientifica? Non è forse come il vento che non
posa mai? Non è come l'onda che scivola via nell'instancabile risacca? Non è un
processo inarrestabile? In una parola, non è un'energia viva, l'energèia,
in contrapposizione alla cosa sclerotizzata, l'èrgon? Ma a parte questo,
se la questione si riducesse esclusivamente alla trasmissione di
"verità" già confezionate, la lezione diventerebbe assurda e priva di
scopo.
Il libro di testo è sempre
l'esito di un lavoro più ponderato della lezione; il libro di testo realizza questo
compito infinitamente meglio di qualsiasi lezione. D'altra parte, leggere un
libro di testo, anche il più brillante, a un intero uditorio in grado di
leggere è un esercizio decisamente inutile dopo l'invenzione di Gutenberg.
Sarebbe come se una cucitrice, messa da parte la macchina Singer, volesse cucire
con una spina di pesce.
Ma se l'essenza della lezione
è effettivamente tale, ne deriva un certo numero di segni particolari che
differenziano fortemente la lezione da altri generi di opera letteraria.
Innanzitutto, ha interesse per le minuzie, i particolari, i dettagli, le
caratteristiche più infinitesimali che delineano il fenomeno studiato nella sua
viva individualità e non solo "in generale", schematicamente.
Sia l'oratore che l'ascoltatore si sentono nella situazione di un uomo che non
è assolutamente obbligato a galoppare sui cavalli di posta, ma ha il diritto
di perdere un po' di tempo con il
sassolino o il filo d'erba che, fuori programma, hanno
attirato il suo interesse.
È pur vero che i dettagli di
questo genere devono necessariamente essere concentrati lungo il filo rosso
della trattazione, proprio come per il nostro viandante gli oggetti della sua
attenzione si susseguono lungo il sentiero; ma non sempre questi dettagli
discendono dal pensiero portante della lezione in modo logico-razionale:
talvolta il loro legame con l'idea generale del corso è psicologico (per
associazione), o estetico (perché ci vuole un po' di varietà, per fare una
pausa, o, diremmo, come fioritura), oppure, se non sbaglio usando questa
espressione, didattico, suscitato da riflessioni del tipo: "Qui
sarebbe il caso di comunicare il tal fatto istruttivo, o la tale teoria
curiosa; lasciarli perdere sarebbe un peccato, e tornarvi sopra un'altra volta
richiederebbe un giro troppo lungo".
Un buon libro di testo di
solito è costruito in modo che eliminare questo o quel paragrafo vorrebbe dire
rendere incomprensibili molte cose successive; mentre viceversa, tutto ciò che
può essere eliminato senza compromettere la comprensione, diventa di per ciò
stesso superfluo nel testo e deve essere eliminato.
Diversamente, in un corso di
lezioni molti elementi che hanno realmente un legame organico col tutto e che
vivono realmente della stessa vita del tutto, non derivano comunque dall'idea
del tutto more geometrico, per necessità logica, e quindi possono anche
essere respinti. Così, il getto secondario di una pianta, nella misura in cui
si nutre della linfa dello stelo principale costituisce un corpo solo con
questo; ma dall'idea della pianta intera non discende necessariamente che
questo pollone collaterale debba crescere di sicuro. Talvolta un eccesso di
steli secondari può danneggiare la pianta; allora è una questione di tatto
individuale (e non di logica) decidere cosa, appunto, lasciar crescere e cosa
recidere. Lo stesso avviene in un corso di lezioni.
Un'altra caratteristica
specifica della lezione discende dal suo compito. La lezione, lo abbiamo già
detto, non deve insegnare questo o quel genere di fatti, generalizzazioni o
teorie, ma addestrare al lavoro, creare il gusto della scientificità, dare
l'"innesco", il lievito all'attività intellettuale.
Non è tanto un principio
nutritivo quanto essenzialmente fermentativo, cioè tale da portare la psiche
dell'ascoltatore a uno stato di fermento.
Questo effetto fermentante
colloca la lezione, in quanto opera letteraria, all'estremo opposto
dell'enciclopedia, del libro di testo, del vocabolario, il cui ruolo è
esattamente quello di fornire materia per la fermentazione.
Quanto alla fermentazione
della psiche, essa consiste nel gusto per il concreto acquisito per contagio;
consiste nella scienza di saper accogliere con venerazione il concreto, nella
contemplazione amorosa del concreto.
Del resto quest'ultimo, il
concreto, è inteso qui nel senso dell'oggetto stesso della
ricerca scientifica diretta, nel senso
di fonte prima, che si tratti di una pietra
e di una pianta o piuttosto di un simbolo religioso e di un
monumento letterario. Questa gioia del concreto, questo realismo si manifesta
in negativo come insoddisfazione interiore (non formale) per qualsiasi opinione
intermedia sull'oggetto, che congeli l'oggetto e cerchi in ogni modo di
spingere l'oggetto lontano dal centro dell'attenzione per mettersi al suo
posto. L'aspirazione a vedere con i propri occhi, a toccare con le proprie mani
la fonte prima è ciò che fa nascere, appunto, l'atteggiamento scientifico, che
è ben diverso dall'erudita dossografia, la descrizione delle opinioni altrui.
Così come sarebbe assurdo
studiare botanica non sui vegetali vivi, o nemmeno sulle loro immagini
fotografiche, ma in base alle loro descrizioni, allo stesso modo in qualsiasi
attività scientifica cercare e vedere l'originale è l'impulso naturale di un
pensiero autonomo. Il gusto del vino sincero è conoscibile solo da chi prende
il vino dal produttore stesso, direttamente dalle sue mani o con la sua
garanzia scritta; allo stesso modo anche gli oggetti naturali e autentici della
ricerca mostrano il loro sapore solo quando li ricevi di prima mano dagli
stessi creatori del pensiero geniale, con la loro garanzia scritta, oppure
dalla contemplazione di alcune cose, fotografie eccetera, così come i fatti
autentici delle scienze naturali si colgono soltanto attraverso l'osservazione
diretta.
Viceversa, il commercio al
dettaglio delle idee, sulle bancarelle o nei negozi, non meno della vendita al
dettaglio del vino, porta sempre con sé delle adulterazioni e, soprattutto,
aggiunte assolutamente inutili: è ben difficile che simili costruzioni si
possano produrre da soli, a tavolino. Mentre il pensiero autentico, il fatto
autentico sono aspri e talvolta acerbi, come il vino non adulterato.
Ecco perché al gusto della
lezione, che indirizza l'attenzione degli uditori al concreto, alla fonte
prima, bisogna prima abituarsi. Potrebbe sorgere la domanda: ma allora
una lezione di cui si prendono appunti, e ancor meglio una lezione stampata e
tanto più pubblicata, non è una contradictio in
adiecto? Se la lezione è creazione immediata come si può fissarla sulla
carta e, una volta fissata non perderà vigore, non si dissolverà la sua
sostanza più vitale? Non perde così il diritto di esistere, una volta scritta?
Direi di no.
Anche una cosa che permane
nello scorrere del tempo (gli appunti) può avere come contenuto qualcosa di
transitorio; anche una cosa mediata dalla scrittura può essere immediata; anche
una cosa fissata può essere libera quanto al contenuto. Così il diario, una
delle forme più libere e indisciplinate tra le opere letterarie, può essere
trascritto e talvolta (raramente!) reso pubblico. Come il petalo di una rosa
dipinta splenderà per sempre della rugiada mattutina sul punto di asciugarsi;
come sul cilindro del fonografo una voce appena tremolante per l'incertezza
viene afferrata per essere riprodotta innumerevoli volte con la stessa
incrinatura momentanea; così nel diario e persino negli appunti di una lezione
resta immobilizzato qualcosa che ha senso solo come creato "ora" e
"immediatamente", e pur restando fissato, rimane per sempre creato
"ora" e "immediatamente": questo foglietto ingiallito
e sfatto, arde di oro eterno nel canto.
Quanto abbiamo detto finora
vale per le lezioni perfette, che forse si danno raramente. È più un auspicio
che non la descrizione dell'esistente. Quanto invece alle
lezioni qui proposte, è necessaria una riserva. Naturalmente all'autore è
difficile giudicare quanto gli sia riuscita la forma in cui sono esposte, ma il
loro contenuto (e questo va affermato con ogni insistenza) non pretende di
essere particolarmente originale, né d'essere rielaborato con particolare
erudizione. Tutta la novità cui osa aspirare l'autore è costituita dall'idea
generale, e da qualche soluzione originale di compiti specifici. E se alla fine
si è deciso a rendere pubblica la propria fatica è perché
ancora non esiste una simile sintesi fra i dati storico-culturali e religiosi e
i dati storico-filosofici.
E faccio un'ulteriore
riserva: la forma della lezione, che richiede per sua natura un certo
dettaglio, una certa incisività, una certa stilizzazione dei giudizi, certe
volte mi ha costretto a esprimermi con più decisione di quanto sarebbe ammesso
in un'opera scientifica.
Ma non era possibile evitare
le esagerazioni, perché l'assoluta cautela scientifica nel trarre conclusioni e
fare valutazioni porterebbe con sé una miriade di distinguo e renderebbe il
pensiero stesso poco persuasivo, gonfio e incolore. Tuttavia, questo è un
fattore con cui ognuno deve fare i conti autonomamente.
Quanto all'autore, nel
rivedere le lezioni per la stampa ha cercato di conservare il tono essenziale
dell'esposizione, e si è permesso solamente qualche ritocco scientifico e
letterario qua e là.
Anche le "note" che
seguono ogni lezione non possono restare senza una "nota". Il fatto è
che attorno a ogni argomento trattato su queste pagine è cresciuta un'intera
letteratura.
È possibile, ed è necessario
prenderla in considerazione ogni volta per intero? Dirò di più: bisogna
assolutamente dare delle indicazioni bibliografiche? Per l'autore la risposta è
negativa: non importa quante opinioni ci siano o potrebbero esserci su un
numero infinito di questioni.
Infatti non si può, perdendo
ogni autostima, correre dietro a ogni parere, porgere l'orecchio a migliaia di
voci! Tanto più che anche fra le voci erudite di solito i nove decimi sono pure
chiacchiere. Al "piano inferiore" vengono riportate per lo più le
opere in russo o i testi di carattere abbastanza generale. Mentre le
indicazioni più specialistiche sarebbero state fuori posto in un'opera di
divulgazione.
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